06.07.2011

Sussido Liturgico

Proposta di canti

  • Inizio:          La creazione giubili (LD[1]  785)

Rivela Signore la tua Chiesa (LD807)

                        Chiesa di Dio (LD 759, strofe 1 e 5)

Chiesa di fratelli (LD 760)

Popolo regale (LD 802, strofe 4 e 6)

Venite tutti a udire l’annuncio (LD 832)

Tu quando verrai Signore Gesù (LD 819)

Tu sai quanta strada ho fatto ormai (LD 820)

Cristo Gesù Salvatore (LD 768 strofe 1-5-7-8)

  • Salmo:        Beato chi teme il Signore (LD 295)
  • Offertorio:    Se voi avete fame (LD 222)

Dove regna la carità (LD 775)

  • Comunione:        Il cielo narra la tua gloria (LD 782)

                        Il tuo popolo in cammino (LD 263 strofe 1-3-5)

Come tu nel Padre (LD 764)

Quant’è soave (LD 806)

Saluto liturgico, introduzione e atto penitenziale

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

Il Signore Gesù, che viene a giudicare la terra, sia con tutti voi.

E con il tuo spirito.

Sorelle e fratelli,

anche oggi, come ogni domenica, siamo stati convocati dal Signore per fare memoria della sua Pasqua, per accogliere la sua Parola e per nutrirci del suo Corpo.

L’apostolo Paolo ci invita nella seconda lettura ad essere figli della luce e non delle tenebre, a vigilare ed essere sobri. Questo è possibile – come ci suggerirà il Vangelo con la parabola dei talenti – compiendo la volontà di Dio ed impegnandoci a far maturare i suoi doni.

Celebriamo oggi la “Domenica del Migrante” e con il motto “Una sola famiglia umana” la Chiesa ci invita a superare ogni diversità, facendoci sentire tutti figli di Dio, fratelli e sorelle tra di noi. Si tratta infondo semplicemente di riconoscere che tutti sono figli della luce e che a tutti il Padre ha affidato i suoi doni. Ognuno poi li fa fruttificare a suo modo per il bene comune, cosciente che non importa quanto si fa, ma come lo si fa e con quale animo.

All’inizio di questa Eucaristia invochiamo la misericordia del Padre sui nostri peccati di esclusione e divisione e soprattutto per tutte le volte in cui abbiamo sotterrato i talenti nostri e degli altri.

Invocazioni

  • Signore Gesù, tu conti su di noi e ci affidi i tuoi beni, ma noi non abbiamo fede in te. Per questo ti invochiamo: Signore pietà.
  • Cristo Gesù, tu vuoi che prendiamo parte alla tua gioia, ma noi ci allontaniamo da te. Per questo ti invochiamo. Cristo pietà.
  • Signore Gesù, tu guardi alla qualità, ma noi puntiamo più all’efficienza e tendiamo ad escludere i deboli. Per questo ti invochiamo. Signore pietà.

Introduzione alle letture

È con la forza del Vangelo che lo Spirito riunisce la Chiesa, rinnovandola costantemente. Apriamoci alla Parola che viene proclamata, perché la forza e la grazia dei suoi messaggi ci rendano “una sola famiglia umana”, un cuor solo ed un’anima sola.

Introduzione al Salmo responsoriale

Il Salmo 127 descrive l’incanto della famiglia basata sul timore di Dio, sull’amore reciproco fra tutti i suoi membri. Mentre attendiamo il ritorno del Signore, chiediamogli di aiutarci a rendere possibile questa unità per tutti i popoli della terra.

 

 

 

Spunti di riflessione                     [Mons. Sandro Vitalini]

 

Il tema di questa domenica del migrante, “Una sola famiglia umana”, ha per noi cristiani (per non dire “per tutti gli uomini”) una valenza universale. Il Padre ci ha rivelato nel Signore Gesù che siamo tutti suoi figli e pertanto tra noi fratelli e sorelle nello Spirito di Cristo.

La seconda lettura ci sollecita ad essere figli della luce e cioè ad uscire dalla tenebra di un egoismo soffocante per aprirci alle viscere di misericordia del nostro Dio e guardare ad ogni creatura con i suoi occhi, con il suo cuore.

Conosciamo bene il vangelo dei talenti che è stato proclamato; è tutto un invito  a servire il Creatore e il creato con tutte le nostre forze, rendendoci conto che ciascuno di noi ha delle qualità, delle doti, dei carismi, da mettere a disposizione di tutti. Pensate a quanto le persone nel mondo intero mettono a nostra disposizione; se guardiamo a un pane, a un vestito, a un’automobile, non riusciamo a contare le migliaia di persone che hanno cooperato in tutto il mondo per metterci a diposizione quel bene per noi così prezioso.

La prima lettura esalta la sposa e la mamma che pone tutte le sue energie al servizio della sua famiglia ed è per noi tutti di modello nel come impegnarci per gli altri nel costruire una società più giusta, dove il benessere – spirituale e materiale - sia equamente distribuito per tutti.

Nessuno ignora che la migrazione avviene perché si cerca una migliore situazione di vita. I nostri avi lasciarono la nostra Patria perché non trovavano qui lavoro e vennero accolti anche in paesi molto lontani. Se da una parte ricevettero molto, dall’altra diedero anche molto, non solo in campo economico, ma anche artistico, culturale.

Vi invito a riflettere sulla migrazione impressionante che si è verificata da noi nel corso della seconda guerra mondiale. Chiediamoci: come ha fatto la Svizzera ad accogliere così tanti profughi? Eravamo molto poveri, tutto era razionato e si sarebbe potuto dire che era impossibile accogliere quei profughi, molti soldati, molte famiglie che scappavano disperati per salvare la loro vita minacciata.

Bisogna riconoscere che l’esercito svizzero ha compiuto un servizio straordinario, organizzando quella marea di profughi in modo che ciascuno avesse un lavoro. Chi è anziano ricorderà quei molti profughi impegnati a tagliare boschi, a costruire argini, a tracciare strade. Non esisteva il profugo pagato a fare niente, ma tutti erano militarmente inquadrati perché cooperassero allo sviluppo del nostro Paese, che si trovava in una fase così difficile della sua storia.

Abbiamo anche ospitato, nell’immediato dopoguerra, dei bambini vittime dell’immane conflitto, per aiutarli a riprendere salute e serenità. La Svizzera è stata benedetta da tante persone che ha salvato. Giova riflettere sul passato per interrogarci sul presente. In passato, da poveri, abbiamo accolto tanta gente. Oggi, molto più ricchi di allora, non saremmo più in grado di aprire il cuore ai bisogni del mondo? Certamente dobbiamo auspicare che le leggi offrano un lavoro di primaria utilità a coloro che bussano alle nostre frontiere. L’ozio è un pessimo consigliere, mentre anche un lavoro umile, modesto, aiuta l’uomo a sentirsi persona utile al prossimo e allontana coloro che verrebbero da noi solo per svernare. Si noti come il lavoro produce altro lavoro e mette in moto un circolo virtuoso che fa sì che tutto quanto si dona si finisce per riceverlo moltiplicato.

Pregare per i migranti e con loro significa convertirsi all’amore di quel Padre-Madre che ci vuole una sola famiglia, che condivide insieme le risorse di quest’unico villaggio che è il nostro mondo. Per noi cristiani non esiste lo straniero, lo sconosciuto, l’estraneo, ma solo la sorella e il fratello. Più cresce la nostra apertura e il nostro sforzo per aiutare i popoli a svilupparsi autonomamente nei loro paesi, e più ci rendiamo conto che lo sfruttamento intelligente e generoso dei nostri talenti ci strappa da ogni chiusura egoistica per farci crescere insieme nella felicità.

Preghiera dei fedeli

Dio Padre vuole salvare tutti gli uomini. Invochiamo il suo amore su di noi, affinché ci renda disponibili al servizio degli uomini e del mondo intero, per edificare un’umanità nuova. Preghiamo insieme e diciamo:

Donaci o Padre il tuo Spirito di Amore.

1.  Per la Chiesa di Cristo: aiuti ogni uomo a riscoprire i propri doni, perché nella disponibilità al servizio contribuisca alla costruzione di un’umanità più giusta e cristianamente più impegnata; preghiamo.

2.  Per tutti i cristiani: convinti che c’è più gioia nel dare che nel ricevere, si sentano impegnati nello scambio vicendevole dei doni e delle qualità personali; preghiamo.

3.  Per la nostra società: quanti hanno responsabilità politiche, economiche e culturali, si sentano impegnati a promuovere il bene di tutti, con un’attenzione particolare a chi è diverso per cultura e religione; preghiamo.

4.  Per questa nostra comunità: ognuno di noi riconoscendo le proprie capacità, non le ritenga un geloso privilegio, ma con gioia le ponga al servizio dei fratelli per creare “una sola famiglia umana”; preghiamo.

O Padre, tu non cessi di rinnovarci la tua fiducia consegnando alle opere del nostro impegno la terra, gli uomini e la storia. Fa’ che anche i nostri gesti più semplici di accoglienza e di unità contribuiscano a manifestare le tue opere di amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Al Padre nostro

Coscienti che in questo mondo siamo tutti stranieri e ospiti, figli di un solo Padre, fratelli e sorelle tra di noi, come una sola famiglia umana rivolgiamoci a Dio con le parole che Gesù ci ha insegnato e osiamo dire:

Padre nostro...

 

Oppure:

 

Vegliamo pregando, perché il giorno del Signore non ci sorprenda come un ladro, ma, “trafficando” i nostri talenti e facendo ogni giorno la volontà di Dio, si affretti l’avvento del suo regno. Insieme osiamo dire:

Padre nostro...

 

 

Alla Pace

 

Prima di spezzare e condividere l’unico Pane, scambiatevi un segno di unità e di pace.

 

 

Conclusione

Concludiamo questa Eucaristia chiedendo al Signore la sua benedizione e la sua forza, affinché il pane eucaristico che abbiamo spezzato e mangiato ci dia il coraggio necessario per aiutare i fratelli che sono nel bisogno, soprattutto coloro che sono emarginati per cultura, razza e mentalità diverse dalle nostre.

Le nostre doti, messe al servizio di tutti, arricchiscano il cammino nei nostri ambienti di vita e del mondo intero per creare “una sola famiglia umana”.

 

 

Congedo

Siate svegli e sobri, figli della luce e del giorno. Andate in pace.

Rendiamo grazie a Dio.

Preghiera

C’è dentro ognuno di noi

almeno un pizzico di pigrizia,

la voglia, Signore, di vivere

di rendite di posizione

per non dover affrontare sempre

i rischi e gli incerti della vita.

Ma spesso la storia si incarica

di assestarci bruschi risvegli

e di obbligarci a fare i conti

con le sfide continue di ogni giorno.

Anche per quanto riguarda la fede

c’è chi tiene una contabilità

dettagliata e precisa dei suoi meriti

e si illude che con quel registro

da esibirti al momento opportuno

può ormai vivere in pace.

Ma non è così, Signore:

la relazione con te

esige ogni giorno cura ed attenzione

ed i tuoi doni richiedono

un impegno costante.

Non è dunque il caso

di seppellire tutto sotto terra:

il tesoro che continui a mettere

nelle nostre povere mani

domanda di essere trafficato

e fatto fruttificare.

Certo, tu non ci giudichi

secondo la logica del successo,

secondo la brutale legge dei risultati:

per te l’importante è il nostro impegno,

il desiderio di far circolare

il tesoro prezioso che ci hai affidato

per la gioia e la pienezza di tutti.

Roberto Laurita

Saluto in lingua italiana

 

“UNA SOLA FAMIGLIA UMANA”

Il tema „Famiglia“ è diventato oggetto di tutti i settori della vita quotidiana. I politici per farsi un po’ di propaganda in occasione delle votazioni, dimenticano raramente di coinvolgere in qualche maniera la “famiglia”, per attirare voti per il loro partito o la loro personale candidatura. I diversi settori in campo sociale non tralasciano mai di nominare e dare importanza alla famiglia. Anche le Chiese cristiane e non si occupano con tanta passione della famiglia.

Teoricamente la famiglia diventa quel “bambino” che tutti vorrebbero poter coccolare e in qualche maniera anche “allattare” per poi farselo proprio, cioè adattarlo a se!

Il nostro tema è “Una sola famiglia umana”. Noi come cristiani quale importanza diamo alla famiglia? Ci sentiamo tutti veramente sorelle e fratelli, figli dello stesso Padreterno che non conosce differenze di nazionalità, di cultura, di lingua e tantomeno di colore?

Con quanta facilità iniziamo anche noi predicatori un sermone utilizzando il bel saluto: “Care sorelle e cari fratelli”. Uscendo poi dal luogo del culto siamo ancora capaci di utilizzare le stesse belle parole? Troviamo anche il coraggio di sederci a prendere un caffè dimostrando all’altro simpatia, cordialità e dandogli così la possibilità di sentirsi appartenente alla stessa famiglia nella fede avendo lo stesso Padre che inviò il Figlio Gesù Cristo nel mondo per insegnarci il grande comandamento dell’amore?

Noi cristiani dovremmo iniziare non solo un corso di lingua per capirci meglio, ma anche uno tutto speciale di fraternità. Così come scrive Papa Benedetto XVI su questo tema: “UNA SOLA FAMIGLIA UMANA”, “una sola famiglia di fratelli e sorelle in società che si fanno sempre più multietniche e interculturali, dove anche le persone di varie religioni, non solo della stessa religione, ma di varie religioni sono spinte al dialogo, perché si possa trovare una serena e fruttuosa convivenza nel rispetto delle legittime differenze”.

Non dovremmo iniziare noi cattolici che abbiamo ricevuto lo stesso Battesimo e che dovremmo con gioia vantarci di avere lo stesso Padre, che invochiamo con la preghiera che ci ha insegnato nostro Signore Gesù Cristo, a formare tra di noi “Famiglia” per poterlo poi fare con le sorelle e coi fratelli di altra fede? Noi cristiani dovremmo dar esempio di vera fraternità professando la nostra fede in un Dio Trino non solo in teoria, ma in pratica. Tutti dovrebbero poter dire: “Guarda come si vogliono bene”.

Vivere la vera fratellanza anche se ognuno di noi magari vive la sua fede in altre espressioni culturali, ma quello che ci unisce è l’amore e il rispetto.

Solo la convinzione di essere stati battezzati nello stesso nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, dovrebbe svegliare in noi la gioia di sentirsi tutti uniti in una “Famiglia” non solo umana, ma soprattutto cristiana.

Per essere credibili davanti agli occhi di questo mondo di poca fede, dobbiamo vivere come ci insegna l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera: “Dio nessuno l’ha mai visto. Però se ci amiamo gli uni gli altri, Egli è presente in noi, e il suo amore è veramente perfetto in noi, Dio ci ha dato il Suo Spirito; e questa è la prova che Dio è presente in noi e noi siamo uniti a Lui”. (Gv 4, 12-13)

Più un cristiano è sinceramente unito a Dio, maggior sarà la voglia di formare “famiglia” con le sorelle e i fratelli che professano la stessa fede.

 

 

Mons. Leandro Tagliaferro

Saluto in lingua spagnola

 

“Una sola familia humana”

  Queridos hermanos y hermanas:

La Jornada “Día de los Pueblos” que se celebra hoy en Suiza brinda  la oportunidad de reflexionar sobre un tema vinculado al creciente fenómeno de la emigración, brinda la ocasión de orar en varios idiomas para que los corazones se abran a la acogida cristiana y nos anima a trabajar para que crezcan en el mundo y en este país, en el que vivimos, la justicia y la caridad, columnas para la construcción de una paz auténtica, duradera y fraterna.

El lema del día de los pueblos es significativo y actual: «Una sola familia humana», una sola familia de hermanos y hermanas en una sociedad en la que cada vez hay más diferencias multiétnicas e interculturales.

En una sociedad en vías de globalización, el bien común y el esfuerzo por él, han de abarcar necesariamente a toda la familia humana, es decir, a la comunidad de los pueblos y naciones, dando así forma de unidad y de paz a la ciudad del hombre y haciéndola en cierta medida una anticipación que prefigura “la ciudad de Dios sin barreras”

Queridos hermanos y hermanas, el mundo de los emigrantes es vasto y diversificado. Sin olvidar que es un mundo de seres humanos. Se conocen experiencias maravillosas pero lamentablemente también  se conocen muchas otras dramáticas e indignas del hombre y de sociedades que se consideran civilizadas.

Para la Iglesia, esta realidad constituye un signo elocuente de nuestro tiempo, que evidencia aún más la vocación de la humanidad a formar una sola familia

No perdamos la esperanza, recomienda el Papa Benedicto XVI para esta jornada. Oremos juntos a Dios, Padre de todos, hoy, aquí, siempre para que nos ayude a ser, a cada uno, en primera persona, hombres y mujeres capaces de relaciones fraternas y para que, en el ámbito social, político e institucional, crezcan la comprensión y la estima recíproca entre los pueblos tan diversos y

tan próximos a la vez. Pues todos somos hijos de Dios.

Que la Familia de Nazareth, que conoció también las dificultades de la emigración, sea nuestro modelo a la hora de compartir esta celebración.

Don Miguel Blanco

Coordinador nacional de las Misiones de lengua hispana en Suiza

Don Miguel Blanco

 

 

Saluto in lingua portoghese

Todos os anos a Conferência Episcopal Suiça propõe um tema doutrinal para o “Dia dos Povos”. É uma iniciativa que nos ajuda a reflectir sobre a nossa condição cristã no contexto emigrante em que vivemos.

“Uma só família humana”

A família, enquanto fundamental e indispensável comunidade educadora, é o veículo privilegiado para a transmissão dos valores religiosos e culturais que ajudam a pessoa a adquirir a própria identidade. Baseada no amor e aberta ao dom da vida, a família leva em si o futuro mesmo da sociedade.

A comunidade cristã que acolhe os migrantes pode fornecer respostas adequadas às suas necessidades materiais e espirituais, como família autêntica que reconhece ter "um só Deus e Pai de todos" (Ef 4,6), que "nos chama para sermos filhos amados no seu Filho predilecto" e "para nos reconhecermos a todos como irmãos em Cristo".

A realidade das migrações convidam a pôr em claro a unidade da família humana, o valor do acolhimento, da hospitalidade e do amor pelo próximo.

A coexistência pacífica e a partilha de valores comuns são mais importantes do que as divisões e bairrismos.

O tema escolhido «Uma só família humana», diz-nos o papa Bento XVI, “ aponta  a meta da grande viagem através dos séculos: formar uma única família, naturalmente com todas as diferenças que a enriquecem, mas sem barreiras, reconhecendo-nos todos irmãos".

Os migrantes esperam da Igreja que os acolhe, uma orientação e uma resposta às grandes questões sobre a fé cristã, conforto e ajuda humana capazes de devolver sentido e esperança às suas existências. A caminhada missionária que queremos percorrer no terceiro milénio deverá basear-se na evangelização e no testemunho da caridade.

Tendo como ícone a experiência bíblica da família de Nazaré , relatada nos evangelhos, forçada a refugiar-se no estrangeiro – no Egipto – para salvar a vida de Jesus, as Paróquias de acolhimento e as  Missões,  são, neste “Dia dos Povos”, convidadas a dar as mãos, mediante gestos simples e concretos, sendo na realidade  “uma só família humana”.

Maria, que veneramos com “Amor” em todas as nossas Comunidades, nos infunda confiança no nosso empenho pastoral.  Esteja  sempre junto de todos nós migrantes que vivemos  na Suíça, para que a cada um seja garantida uma vida conforme a dignidade humana e que todos nos sintamos “Uma só Família”.

                                                                                     P. Aloísio Araújo

Saluto in lingua croata

EINE EINZIGE MENSCHENFAMILIE

BOŽJA DJECA

Slomljenu iscijelit dušu,

Ti ćeš, Bože, od nas svakom!

Duha tvoga vjetri pušu,

Svjetlo stiže ovim mrakom!

Svi što žive ispod sunca,

Svi su ljudi Božja djeca.

Djeca koja ruše, grade,

Koja svijetu daju nade,

Svi su ljudi Božja djeca.

Zemlja rađa, sunce sija,

Ovim dobrim, onim zlima.

Gospod nije kao čovjek što je,

Ne pamti nas po najgorem.

Otvorit nam je Bogu pute,

Ispraviti svoje staze.

Zaodjenuti svoje skute,

Mirom i dobrotom da nas krase.

Svi što žive ispod sunca,

Svi su ljudi Božja djeca.

Djeca koja ruše, grade,

Koja svijetu daju nade,

Svi su ljudi Božja djeca.

Fra Šimun Šito Ćorić

[1]  “Lodate Dio”, Guida alla preghiera e al canto, Diocesi di Lugano, 1985.